MEETINGS AND CONFERENCES SPONSORED BY ISCA

Università di Camerino
Master di secondo livello
Metodologia clinica e Biostatistica
Seminario di studio diretto dal prof. Antonio Livi
sul tema:
I FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLA BIOETICA
LE CERTEZZE NATURALI DI ORDINE METAFISICO-MORALE
COME FONDAMENTO EPISTEMICO DELLA SCIENZA BIOETICA
30 settembre 2016

Il problema filosofico del fondamento epistemico della bioetica come scienza non coincide con il problema – più formale e più generico – del suo statuto epistemologico. Stante il consenso ormai acquisito sul valore scientifico della bioetica come scienza che propone con il massimo rigore logico le necessarie applicazioni dei principi dell’etica alle diverse situazioni che la scienza medica e la bio-tecnologia presentano alla coscienza dei responsabili delle relative scelte in materia (personale sanitario, amministratori, legislatori, politici e magistrati), è evidente che la bioetica possiede, dal punto di vista epistemologico, un carattere descrittivo e allo stesso tempo prescrittivo. Ora, la giustificazione epistemica di ogni affermazione fatta in campo bioetico rimanda, se si tratta del momento descrittivo, alla corretta determinazione dei protocolli e alla loro corretta interpretazione con i consueti procedimenti induttivi e deduttivi che sono propri delle scienze della natura (fisica, chimica, biologia); se invece si tratta del momento prescrittivo, la giustificazione epistemica di ogni affermazione fatta in campo bioetico rimanda alla pertinenza di ogni asserto ai principi di etica dai quali discende la deduzione applicativa al caso concreto. Questo processo logico della deduzione applicativa richiede, per poter esibire un autentico fondamento epistemico, che si tenga conto della differenza (individuata già da Aristotele nell’Organon) tra “sillogismo ipotetico” e “sillogismo apodittico”: mentre il primo può soddisfare soltanto l’esigenza meramente politica di un consenso provvisorio, dettato da interessi extra-scientifici, il secondo è il solo che abbia la qualità della scienza e possa valere in un contesto dialogico che si ispiri alla logica aletica, ossia alla logica della verità come tale, al di là di ogni pragmatismo. Ora, i principi dell’etica che soli hanno la possibilità di fondare delle deduzioni applicative sono quelli certissimi e indubitabili del common sense (“senso comune”, esperienza intellettiva immediata e originaria), rappresentati concretamente dalle norme che costituiscono la “legge morale naturale”. Ogni altro principio proposto dai sistemi di etica antichi e moderni, sia pure in diverso grado derivato dalla legge naturale, ha un carattere non apodittico ma solo ipotetico, e non è quindi idoneo a fornire alla bioetica il necessario fondamento epistemico. La bioetica, nel suo momento prescrittivo, ove non avesse a sostegno delle sue indicazioni pratiche la (relativa) apoditticità della scienza, finirebbe per basarsi solo sull’infondatezza dell’ideologia, la quale è sempre al servizio di una prassi politica, sia quando è imposta dal potere (le forze dominanti) attraverso la propaganda, l’egemonia sulle agenzie culturali e l’asservimento dei media, sia quando è subita da chi non ha strumenti critici per formarsi un’opinione autonoma o non ha l’energia morale per esercitare sempre la libertà di coscienza.

Bibliografia: Antonio Livi, Filosofia del senso comune. Logica della scienza e della fede (Leonardo da Vinci).

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FILOSOFIA, TEOLOGIA E SCIENZE UMANE

NEL CONVEGNO DI STUDI SU

“L’URGENZA DI UN NUOVO UMANESIMO

NELLA SOCIETÀ POST-MODERNA”

(MODENA, 15 OTTOBRE 2015)

di Francesca Pannuti (ISCA)

Un tema così complesso è stato presentato, davanti ad una platea piena di gente, da relatori d’eccezione in modo veramente stimolante, così da proporre spunti interessanti provenienti da varie discipline, ma in una prospettiva singolarmente convergente.

Erio Castellucci, vescovo di Modena, nell’aprire i lavori del seminario, ha messo in guardia dal rischio, proprio della post-modernità, di uno “smarrimento esistenziale”, caratterizzato da una vita priva di un suo centro. Ha quindi subito richiamato all’esigenza di fare riferimento a Cristo, vero Dio fatto uomo, il quale ha condiviso la nostra esistenza, facendosi così modello per noi, che, a Sua somiglianza, possiamo trovare nella relazione con gli altri il veicolo attraverso cui far passare la proposta cristiana. È interessante come il tema della relazione tornerà ad emergere, in modo ampio, anche allorché il prof. Donati, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Bologna, mostrerà l’insufficienza del modello dell’‘individuo’, proposto prepotentemente nella post-modernità, e la necessità oggi di ricuperare quello ‘personale’, perché comprensivo della prospettiva relazionale.

Anche il prof. Rolando Pini, avvocato ed ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Bologna, nella sfera del diritto pubblico, ha denunciato come lo Stato contemporaneo è incapace di conservare un ordine morale, fondato sulla verità, di porsi dei fini che lo trascendano, pertanto appare ripiegato sul provvisorio, su una cosiddetta “dittatura del presente”, che considera il fatto come necessario, con la conseguenza di rendere impossibile la democrazia. Essa, infatti, risulta frustrata e inaridita dalle troppe discussioni e poche decisioni, così che i valori costituzionali sono compromessi. Il prof. Pini si richiama, pertanto, alla necessità di ricuperare il riferimento alla persona, alla sua vocazione e ai suoi doni, in questa società segnata dall’individualismo, dalla perdita delle evidenze, dall’indifferenza, dall’equivalenza delle verità. La persona, invero, è permeata da un desiderio inestinguibile di ravvivare il contesto sociale, contrastando ogni germe di disgregazione, convinta che ciò appaghi il suo anelito di unione con gli altri. Ciò definisce il neo umanesimo, il quale fa ritrovare all’uomo il suo essere profondo, in cui si cela la sua disposizione naturale ad accostarsi agli altri con libertà e responsabilità, e a riconosce la verità non come figlia del tempo o della situazione. Pertanto esso è carico di speranze di profondo rinnovamento del vivere sociale, dello sviluppo economico, nella fedeltà ai valori di libertà e giustizia: un progetto ambizioso che trova la sua ragion d’essere nella dimensione integrale della persona umana, la quale vive sul piano dell’essere e non solo su quello dell’avere. La società post-moderna, invece, è caratterizzata dall’emergere di un diverso senso morale basato su scelte autonome, libere, tendenzialmente senza limiti, in contrasto con la morale naturale universale. L’uomo contemporaneo crede, infatti, di dominare ciò che in realtà lo domina, di essere libero di scegliere ciò che in realtà lo determina, ubbidisce a leggi proprie e crea i propri valori. Tende a dimenticare il passato e non sa proiettarsi verso il futuro; si sottomette alla forza delle cose; non avverte i problemi della coesione sociale né l’indebolimento sostanziale dei diritti civili. Le conseguenze di tale modo di vivere sono devastanti: al proficuo equilibrio tra prudenza (frònesis) e scienza (epistéme) si sostituiscono il relativismo, l’egocentrismo, l’emotivismo, dell’edonismo, la mediocrità e il vuoto esistenziale.

Il neo Umanesimo, quindi, dovrà essere capace di orientare il rinnovamento della società senza perdere di vista i valori ed i principi supremi della nostra Carta costituzionale, considerata come punto di partenza piuttosto che come punto di arrivo: la solidarietà tra gli uomini, il riscatto e la protezione dei più deboli, la persona, e, con essa, la gratuità dell’impegno per il bene comune, che presuppone la consapevolezza di avere ricevuto ciò che si possiede e di doverne rendere conto. Lo Stato post-moderno, al contrario, appare “inordinato” perché ha smarrito la persona e la capillare ripartizione dei compiti tra le istituzioni e tra queste e la persona per realizzare il bene comune. Diventa esso stesso relativista, in quanto non è più sicuro della validità delle sue norme e così viola il principio di non-contraddizione insito nel bene comune e il principio direttivo dell’azione morale. Di conseguenza, è caratterizzato da una fluidità perenne, dalla transitorietà delle scelte e dal rifiuto dei vincoli e da una crisi della rappresentanza che conduce ad una dittatura della civiltà delle maggioranze numeriche. Prevale, in tal modo, una logica distruttiva, caratterizzata da una sorta di nichilismo creativo, cioè una mondanità amara e dispettosa. Questo porta il potere politico ed economico a far riferimento alla logica del consenso, frutto di interessi comuni e ignaro dei principi che derivano dalla natura dell’uomo, con la conseguenza che anche i sentimenti non sono più naturali, bensì frutto di insegnamento, le differenze di genere diventano espressione della comunità culturale. Si parla, altresì, di “dimensione” dei poteri anziché di “separazione”, con l’inevitabile confusione di attribuzione dei medesimi. Prevale lo Stato-persona, cioè il complesso organizzativo degli apparati, rispetto allo Stato-comunità, con il conseguente disconoscimento del fatto che la comunità (démos) sia l’arché, si fa leva sull’indifferenza del démos, distratto da potenti manipolazioni che inducono la confusione tra diritti e desideri. Anche l’economia subisce i contraccolpi di una crisi che non è solo sua, ma deriva dalla rottura tra capitalismo e democrazia e dall’egemonia economico-finanziaria che scavalca la persona. Lo Stato, divenuto ostaggio dei mercati, non riesce a trovare l’equilibro tra i diversi interessi, preda dei gruppi di pressione. In definitiva, esso non onora i cittadini, dando loro una società giusta ed ordinata.

Lo Stato appare, però, non solo “inordinato”, ma anche “rimanente”, in quanto la sua sovranità risulta spodestata per l’incapacità di assumere un ruolo autonomo a livello internazionale, a favore di Stati più potenti e di potenti creditori trans-nazionali e internazionali. La proposta, infine, del prof. Pini per una rinascita di uno Stato ordinato consiste nel ricupero della centralità della persona, la quale si inserisce consapevolmente in una comunità (koinonìa) di inviati, atti a testimoniare il bene comune, così da svuotare la presunzione del singolo a fare tutto da solo. Lo Stato, così concepito, la cui struttura non è indifferenziata, bensì è un’unità del molteplice, dovrebbe riscoprire il vero significato del potere, in modo che esso non superi il limite naturale giustificato dagli avvenimenti, e la sua vera vocazione, promuovendo la partecipazione propositiva dei cittadini alle decisioni assunte dal potere, garantendo la sovranità del diritto, la distribuzione del potere politico, economico, militare tra una pluralità di organi o di soggetti e la creazione di un sistema giuridico di regolamentazione delle rivendicazioni e degli interessi. Solo così si potrà rispettare l’esercizio della dignità umana e lo sviluppo integrale umano, la superiorità dei diritti fondamentali sulle leggi, nel riconoscimento di determinati limiti etici invalicabili. Il ricupero dell’etica della responsabilità farà in modo che lo Stato torni a far ciò che è giusto, a prescindere dalla valutazione delle conseguenze, e a valutare le conseguenze prima di fare ciò che è giusto, in una più corretta integrazione tra natura e cultura. All’esterno, poi, esso dovrà ricuperare credibilità internazionale e contrastare un’economia predatoria. Perché ciò avvenga occorre un rinnovamento dell’uomo dal suo interno, sulla base della sua stessa natura, così che diventi capace di prendersi cura e di riconoscere che la sua dignità proviene dalla verità e non dalla situazione e che la sua libertà esige di riconoscere anche un debito morale nei confronti degli altri.

La vivace relazione del prof. Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, ha avuto l’intento di stimolare la riflessione sul nuovo umanesimo che si profila nella cultura post-moderna, avendo come sfondo l’enciclica Caritas in veritate. Qui si precisa già, in seno al Magistero della Chiesa, che non sono gli strumenti che l’uomo usa nel suo agire sociale che vanno cambiati principalmente, se si intende rinnovare le relazioni socio-economiche, bensì l’uomo stesso. Come ciò si debba realizzare viene poi esposto nell’enciclica Lumen fidei: è nella Chiesa che si possono trovare i mezzi per seguire un autentico cammino di conversione personale, vale a dire la dottrina e i sacramenti. Ora, se vogliamo individuare il modello culturale che meglio disponga l’uomo a compiere tale itinerario, ci accorgiamo che già l’umanesimo di matrice gnostica, nato alla fine del quindicesimo secolo ha imposto il superamento del cristianesimo, proponendo una centralizzazione dell’uomo nell’universo al posto di Dio. Pertanto ci si chiede se sia così opportuna la riproposizione di un nuovo umanesimo, viste le conseguenze negative nate dal precedente. La gnosi, infatti, radice dell’umanesimo antropocentrico, rifacendosi alla tentazione del serpente nel Paradiso terrestre, si oppone frontalmente alla Creazione, dichiarando che essa va rifatta. Insinuando la sfiducia nei riguardi del Creatore, sconfessando, altresì, la veridicità del libro della Genesi, forza l’uomo a ricostruire su basi ideologiche le leggi che regolano il creato e che caratterizzano la natura dell’uomo e a disconoscere i principi fondamentali affermati nel libro della Genesi. Pertanto, sulla base di tale “ricostruzione” gnostica della realtà, alla creazione dell’uomo come maschio e femmina si contrappone l’autodeterminazione del genere; al comando di Dio, fatto all’uomo, di moltiplicarsi, si oppone la teoria, mai dimostrata, del malthusianesimo. Esso sostiene che, ammesso il presupposto secondo cui la crescita delle risorse sarebbe meno rapida dell’aumento della popolazione, perché il pianeta possa sopravvivere sarebbe inevitabile limitare le nascite. L’animalismo propugnato da un ecologismo di stampo gnostico, poi, contrasta con l’ordine creaturale che vede l’uomo al vertice degli enti materiali. Pertanto, il nuovo umanesimo, retaggio di quello passato, finirà per fondarsi sul principio secondo cui la miseria materiale, la povertà sono all’origine di quella morale e su una nuova forma di religiosità, di stampo gnostico e panteista, imposta a livello planetario, sotto le mentite spoglie dell’ambientalismo. Negli ultimi trenta quarant’anni, l’economia, poi, ha proposto teorie che si sono dimostrate disastrose, inefficaci, perché l’ambito finanziario, quello del profitto, da strumento che è, è stato presentato come un fine. Tale capovolgimento era già stato propugnato, a livello culturale, dal nichilismo, in dipendenza del quale noi perdiamo l’ordine tra fini e strumenti. E lo ha fatto in questo modo, relativizzando ogni verità, così da intimidire l’evangelizzazione e minacciare i singoli e le varie religioni attraverso il terrore di una terza guerra mondiale, che sarebbe provocata dal fondamentalismo cristiano. Già da secoli, infatti, si insiste nel dire che sarebbe la verità a creare divisioni, per cui la pace andrebbe ricercata sulla base della tolleranza di ogni opinione. Di conseguenza, si finisce col combattere il dogma, col pretesto che esso provocherebbe la conflittualità tra le religioni, l’autorità morale e, in terzo luogo, anche la famiglia, in quanto essa avrebbe la pretesa di educare le nuove generazioni secondo principi propri i quali spesso non sono in sintonia con quelli statali, col risultato di suscitare conflitto a livello sociale. Tale relativismo nichilista giunge così al paradosso di combattere il dogma dell’infallibilità, a livello teologico, ma esige, d’altro canto, di fondare ogni affermazione sulla coscienza individuale, la quale diventa, in tal modo, infallibile. Tutto ciò va di pari passo, a livello sociale, con una concezione materialistico-tecnocratica, secondo cui la povertà sarebbe il primo impegno delle religioni, in luogo della ricerca della santità e della vita eterna. L’ambientalismo, dal canto suo, diverrebbe l’espressione subdola di una concezione eugenetica: il vero problema dell’ambiente, come afferma il prof. Gotti Tedeschi, sarebbe nato, in realtà, proprio dagli ambientalisti, dal momento che sono essi ad aver bloccato la crescita della popolazione, concependo l’uomo come il “cancro del pianeta”, impedendo, in tal modo, l’aumento del PIL dei vari paesi. Appare ormai evidente, infatti, che la vera ricchezza sta nell’uomo capace di produrre. A questo punto, per evitare il collasso totale dell’economia, si è trovata come unica soluzione quella di stimolare la crescita dei consumi. Ecco che la popolazione si è trovata alle strette tra vincoli pesanti alla libertà: da un lato la limitazione delle nascite, dall’altro l’incentivazione parossistica dei consumi.

Si vede, dunque, come un umanesimo che parte da considerazioni materialistiche, tecnocratiche, burocratiche non abbia speranza di riuscita né a livello economico-sociale, né a livello culturale. Anche per realizzare un valido assetto economico, quindi, occorre ristabilire un corretto rapporto tra fini e mezzi, nonché la superiorità dell’aspetto spirituale su quello materiale. Pertanto, appare chiaro come neanche nelle discipline sociale ed economiche si può prescindere dal discorso morale, vale a dire dalla necessità del cambiamento dell’interiorità e dell’agire dell’uomo.

Il prof. Pierpaolo Donati riprende questo tema inserendolo in una riflessione su come pensare la società dell’umano. Rileva, infatti, che stiamo vivendo una mutazione storica con un’accelerazione continua, caratterizzata dalla finanziarizzazione dell’economia, dalla giuridizzazione del diritto, così che viene messa a rischio l’esistenza stessa di una società che si possa definire umana. Se infatti nell’umanesimo antico forme sociali, quali le famiglie e le imprese, potevano essere configurate sulla base della persona umana, nel nuovo nasce, invece, una società che non può più essere immediatamente umana, vale a dire senza che le relazioni sociali passino attraverso una mediazione tecnologica, giuridica sempre più complessa e in crescita. Vediamo dunque che come nella sfera economica, così anche in quella sociale sembra che non basti l’appello ai valori; sembra finita l’illusione che i principi generali possano costruire uno Stato con una sua moralità. Occorre, pertanto, chiedersi se la modernità è in crisi e se la post-modernità va intesa come fase estrema della modernità oppure se il progetto che la caratterizza è ancora valido e quindi deve solo essere realizzato compiutamente. Per poter rispondere a queste domande occorre individuare, come ha fatto il prof. Donati, che cosa ha cercato di costruire la modernità e quale sfida si presenta di fronte al neo umanesimo. Mai come in questi tempi l’uomo ha cercato ogni mezzo per realizzare il suo desiderio di trascendersi, di superare i suoi limiti. La modernità ha proposto, come risposta a questa sfida sempre più estremizzata, l’io, il cogito, l’autocoscienza, col risultato di condurre alla morte del soggetto, ovvero della natura, dell’ecologia, fino ad arrivare ad equiparare l’uomo all’animale. La modernità così ha cercato di costruire una cultura in cui l’uomo sia padrone del mondo e di se stesso, ma, in ciò, essa sembra destinata al fallimento, piuttosto che al compimento delle attese dell’umanità, anche se ci sono molti che invece ritengono ancora valido tale progetto. Il prof. Donati, pertanto, ritiene che, in questa fase storica, noi siamo giunti ormai nel dopo-moderno perché, in definitiva, la modernità non crede più a se stessa: si creano più problemi di quelli che si riescano a risolvere. La prospettiva di questa dopo-modernità, quindi, consiste in una sfida senza precedenti che si presenta al neo umanesimo: ricuperare la persona con le sue relazioni e ricostruire uno Stato che sia capace di mettere i cittadini nelle condizioni di esercitare la loro relazionalità senza pretendere di essere lui il detentore e l’arbitro dei principi morali. La modernità, infatti, coll’avere esaltato l’individuo al punto da fargli credere di avere tutto il necessario per vivere, creando per lui sempre nuove strutture, lo ha privato delle dimensioni della relazionalità e dell’identità, proprie della persona. Essa ha determinato così una società invivibile, inumana, di esseri slegati tra loro, incapaci di realizzarsi pienamente, dotati di un’identità “liquida”. Lo slogan del multiculturalismo degli anni ‘60 era, infatti, “tutti differenti, tutti uguali”, così da considerare l’identità degli individui e anche delle diverse culture come qualcosa di fluido, mutevole a piacere. Tutti avrebbero la stessa dignità e potrebbero assumere relazioni sociali, familiari e incarnare culture diverse non più secondo un progetto naturale, bensì in base a convenzioni e scelte umane continuamente cangianti. Si realizzerebbe, in tal modo, la sognata indifferenza delle differenze. Il prof. Donati, dunque, denuncia l’inevitabile fallimento di tali progetti, poiché la relazione con gli altri va considerata come qualcosa di costitutivo dell’uomo: essa, invero, è direttamente orientata alla nostra felicità, nella misura in cui in quella realizziamo il bene. E’, dunque, nelle relazioni vitali che si gioca il futuro. Occorre, pertanto, ricuperare con urgenza questa dimensione, anche interrogandosi sulla metafisica della relazione, poiché non basta l’amore, non basta la scienza, non basta l’atto. L’uomo si trascende nella relazione quando è libero di scegliere da chi dipendere. In tal modo anche l’uomo sociale di apre alla trascendenza.

Il prof. Antonio Livi, emerito di Filosofia della conoscenza nella Pontificia Università Lateranense e presidente dell’ISCA, si è detto stimolato dagli altri relatori a porre le sue riflessioni filosofiche proprio sui temi della relazione e della trascendenza, e ha affermato che, per inquadrare correttamente il discorso occorre riferirsi alla logica aletica, la quale esige la precisazione delle premesse, anche di metodo, per poter esibire le credenziali di certezza del discorso scientifico in ambito filosofico. Ora, come Livi stesso afferma nel suo Vera e falsa teologia, «le categorie filosofiche della modernità che oggi appaiono egemoni o almeno dominanti sono quelle che derivano in qualche modo dallo scetticismo di Hume e dal razionalismo di Leibniz per giungere al criticismo di Kant, e da lì all’idealismo di Hegel e di Schelling, al nichilismo di Nietzsche, alla fenomenologia di Husserl e di Heidegger. Ma nell’epoca moderna esiste anche un altro filone speculativo importante, quello rappresentato dai filosofi che non hanno accettato il razionalismo cartesiano (Pascal, Buffier, Vico, Reid) e hanno tentato di superare l’agnosticismo kantiano (Jacobi), come anche da quegli altri che in seguito si sono opposti anche all’idealismo hegeliano (Kierkegaard, Rosmini)» (Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012, p. 128). Nessuna metafisica, infatti, può dire qualcosa di vero se non parte da premesse riconosciute: le verità immediate del pensiero, il sensus communis. Inoltre Livi afferma ancora nel suo testo che «si può avanzare l’ipotesi che tutta la filosofia moderna sia non solo influenzata dal cristianesimo ma sia addirittura un’intenzionale “teosofia”, anche se solo Rosmini lo riconosce esplicitamente» (pp. 128, 9). Pertanto, precisa, nella tradizione filosofica non è l’umanesimo che toglie Dio dall’orizzonte intellettuale e sociale dell’uomo, come si vede bene in autori quali il Vico, assertore del senso comune, Tommaso Moro (fu lui che scrisse i testi di apologetica contro Lutero che meritarono a Enrico VIII il titolo di Defensor fidei), Campanella, ma lo fa con un’accentuazione particolare dell’interiorità agostiniana espressa nella famosa frase «Noli foras ire, in teipsum redi; in interiore homine habitat veritas; et si tuam naturam mutabilem inveneris, transcende et teipsum» (De vera religione liber unus, 39, 72). Anche le due utopie di Tommaso Moro e di Campanella finiscono per mostrare come l’uomo senza Dio non riesce a costruire nulla di coerente. Emerge chiaramente, dunque, come la prima relazione dell’uomo sia verso Dio e come il Bene comune, in definitiva, non sia altri che Dio. Ne consegue che il Bene comune senza Dio si trasforma in un’utopia invivibile. Pertanto, per fondare un nuovo umanesimo, occorre chiedersi che cosa caratterizza l’essere personale e in quale modo esso si può trascendere. Livi indica, dunque, nella libertà e nella coscienza, rettamente intese, la risposta per superare la crisi della modernità. La persona deve essere consapevole della propria gestione della vita, in modo responsabile, e per fare ciò deve rinunciare alla logica della “creatività”, che è propria dell’uomo che pretende di produrre autonomamente il proprio futuro, per riscoprire, nella responsabilità della personale chiamata di grazia, il dovere di adeguare le proprie scelte alla Divina Provvidenza, secondo quanto suggerito dal Vico. Il prof. Livi delinea, così, con chiarezza il corretto rapporto tra ciò che è assoluto e ciò che è relativo nell’ambito morale: le conoscenze umane sono relative, assoluto, invece, è solo ciò che governa le scelte. Questo è un forte appello al senso di responsabilità, tanto spesso smarrito, nei confronti di Dio e degli altri, il quale dovrebbe orientare la nostra conoscenza e il nostro agire. Se, invero, l’uomo con la sua libertà si adeguerà all’ordo amoris, il nuovo mondo che ne nascerà sarà opera di Dio e l’uomo ne prenderà parte. Il nichilismo, al contrario, è destinato ad essere riconosciuto per quello che è: la delusione delle proprie utopie, che non sono altro che le ideologie.

A conclusione del convegno il prof. Romano Molesti, presidente dell’Istituto di Studi Tonoliani di Pisa, ha dato delle indicazioni pratiche, necessarie per rendere operative le proposte per il rinnovamento spirituale, culturale ed economico della nostra società. Egli ha lamentato la mancanza di iniziative concrete per diffondere dottrina sociale della Chiesa, soprattutto da parte dei laici. Sarebbe auspicabile, infatti, il fiorire di iniziative quali le Settimane sociali dei Cattolici d’Italia, volute dal Toniolo, allo scopo di dare un’interpretazione cattolica degli eventi attuali, dotate di personale preparato per dare strumenti di formazione e approfondimento permanenti. In tal modo, sarebbe possibile soddisfare l’urgente necessità di creare specialisti per i vari settori della società di oggi, così da veicolare i risultati degli studi in questo campo.

Dopo interventi tanto ricchi e densi di suggerimenti si può concludere col richiamo alla denuncia fatta riguardo alla crisi, che coinvolge la post-modernità, caratterizzata da un preoccupante nichilismo, il quale coinvolge l’umano fin nelle radici più profonde della sua spiritualità, moralità, fino a toccare gli ambiti sociale, economico, giuridico. L’individualismo, l’egocentrismo, il solipsismo riconoscibili nella società materialistico-tecnocratica vanno superati a partire dal ricupero della trascendenza e della superiorità della sfera spirituale rispetto a quella materiale. L’appello alla riscoperta della relazione si inserisce in questo contesto, senza pertanto negare la metafisica della sostanza, richiamando al senso della dipendenza dal Trascendente, la quale presuppone e fonda una visione della socialità e socievolezza che acquista valore nell’ottica della libertà e della responsabilità, le quali hanno come imprescindibili punti di riferimento i principi del “senso comune”, nell’accezione “aletica” che Livi dà a questo termine della filosofia moderna.

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FEDE E IDEOLOGIA

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Venerdì 9 gennaio (ore 18.30) 2015 presso la nuova sede della libreria-editrice Fede & Cultura (via Marconi, 58c-60a), si è tenuto una conferenza sul tema

LA DIFESA SOCIALE DELLA FAMIGLIA.

DIRITTO NATURALE E DOTTRINA CRISTIANA,

nell’ambito della quale verrà presentato l’ultimo libro di Giuseppe Brienza sull’opera di mons. Pietro Fiordelli (1916-2004), considerato il “padre” della pastorale familiare della Chiesa in Italia.

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DIFENDERE LA FAMIGLIA PER DIFENDERE LA FEDE

ll valore sociale della famiglia secondo il diritto naturale e la dottrina della Chiesa è stato al centro di un grande convegno teologico sulla famiglia che si è svolto a Bologna, sabato 29 novembre. Vi ha partecipato, oltre al prof. Antonio Livi (che tratterà il tema del diritto naturale in rapporto al diritto positivo), anche il prof. Roberto de Mattei, dell’Università Europea di Roma. In quell’occasione, il saggio storico-dottrinale di Giuseppe Brienza, “La difesa sociale della famiglia” (Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2014), è stato presentato dal prof. Livi, autore della Postfazione del libro (l’Invito alla lettura è invece di mons. Luigi Negri).

DIFENDERE LA FAMIGLIA PER DIFENDERE LA FEDE

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Presentazione del libro di A. Spatola,

Il principio interiore. Quando la psichiatria riscopre l’anima,

Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2014.

Tutte le persone interessate, di Palermo o delle altre province siciliane, sono invitate a partecipare a questo interessante dibattito sulla psichiatria che supera le posizioni del materialismo scientistico e si apre alle considerazioni metafisiche dell’animo umano.

 PRESENTAZIONE - IL PRINCIPIO INTERIORE

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Il libro di GIUSEPPE BRIENZA,

“La difesa sociale della famiglia”,

è stato presentato a Prato il giorno 7 novembre 2014, alle ore 21, 15. Presente, oltre all’autore, anche il vescovo della città toscana, della quale fu vescovo per tanti anni mons. Pietro Fiordelli, oggetto della ricostruzione storica fatta da Brienza.

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IL CARDINALE SIRI

MAESTRO PER LA CHIESA DEI NOSTRI TEMPI

Lunedì 29 Settembre 2014 ore 17.00

Genova – Abbazia di Santo Stefano (sopra Via XX Settembre)

Relatore:

S. Em. Rev.ma il Signor Cardinale Walter BRANDMÜLLER

Presidente Emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche

Intervengono:

Rev. Prof. Nicola BUX;

Rev. Mons. Antonio LIVI;

Dott. Daniele NIGRO

Conclude:

S. Em. Rev.ma il Signor Cardinale Angelo BAGNASCO

Nell’occasione è stato presentato il libro:

Giuseppe Siri, Dogma e Liturgia, a cura di Mons. Antonio Livi

(Casa Editrice Leonardo da Vinci)

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Mons. ANTONIO LIVI, Dean Emeritus of the Pontifical Lateran University

spoke at the CONFERENCE on

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE:

UNA ESIGENZA PER LE ORGANIZZAZIONI

ED UNA NECESSITÀ PER IL PAESE


September 23, 2014 in Rome at 3,15 p.m.

Centro Congressi Cavour, via Cavour, 50

POSTER FOR THE CONFERENCE

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CHI RICERCA TROVA

Investigazioni filosofiche ad Arezzo

21 maggio 2014 – ore 17.00

libreria la Feltrinelli Point

via Cavour 13 Arezzo

Presentazione dei volumi:

Fabrizio Renzi, La conoscenza metafisica, tra molteplicità e unità. Tommaso d’Aquino a confronto con Avicenna, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2014

Damiano Bondi, La persona e l’occidente. Filosofia, religione e politica in Denis de Rougemont, Mimesis, Milano 2014

Hanno partecipato:

prof. Antonio Livi, Pontificia Università Lateranense

prof. Paolo Nepi, Università di Roma Tre

Moderatore: prof. Mario Micheletti, Università di Siena

Sono intervenuti gli autori dei volumi presentati.

VIDEO DELL’EVENTO

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CRONACA DELLA PREPARAZIONE

DELLA LECTIO MAGISTRALIS TENUTA

A LORETO IL 9 MAGGIO 2014

DAL PROFESSOR ENRICO MARIA RADAELLI

L’Osservatorio Medico “Ottaviano Paleani” – istituito presso la Santa Casa di Loreto nel febbraio del 2012 per volere del Delegato Pontificio, Sua Eccellenza Mons. Giovanni Tonucci come organo del Centro Studi Lauretani –, dopo che detto Centro Studi aveva potuto far tenere il 15 novembre 2013 una Lectio Magistralis dal Professor Massimo Cacciari dal titolo: Il problema del male, come primo atto del suo insediamento ha voluto rinnovare l’importante iniziativa culturale invitando il Professor Enrico Maria Radaelli a tenere un’analoga Lectio Magistralis dal titolo: Il sorriso di Dio, il sorriso dell’uomo. Genesi metafisica, sviluppo teleologico, suo stato attuale.

Anche questa seconda Lectio, come la precedente, ha avuto luogo a Loreto, nell’Aula Paolo VI della Delegazione Pontificia presso la Santa Casa, il 9 maggio 2014.

È stata preceduta da un saluto di Sua Eccellenza Mons. Tonucci e da una presentazione del Relatore da parte del Direttore dell’Osservatorio Medico, il Professor Fiorenzo Mignini. L’Osservatorio Medico di Loreto, quale organo del Centro Studi Lauretani, è lieto così di aver potuto offrire una lettura teologica del miracolo basata sul ponderoso e solido lavoro di uno dei massimi esperti di estetica contemporanei.

Qui sotto la locandina ufficiale dell’evento.

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LA SCIENZA TRA VERITÀ E RESPONSABILITÀ ETICA

SCIENCE BETWEEN TRUTH AND ETHICAL RESPONSABILITY

Evandro Agazzi nel dibattito filosofico e scientifico contemporaneo

Evandro Agazzi in contemporary philosophical and scientific debate

Cesena & Urbino, April 22-24 2014

 

 

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Prof. Padre GIOVANNI CAVALCOLI OP,

Prof. Mons. ANTONIO LIVI,

Don ARIEL S. LEVI DI GUALDO,

Dr. Avv. GIANNI T. BATTISTI and

Dr. MARIO MANTOVANI

spoke at the CONFERENCE on

LA QUESTIONE MORALE OGGI.

TRA VERITÀ E OPINIONE

occurred March 28, 2014 in Rieti at 3.30 p.m.

Auditorium Varrone

via Terenzio Varrone

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Mons. ANTONIO LIVI, Dean Emeritus of the Pontifical Lateran University

spoke at the CONFERENCE on

VERA E FALSA TEOLOGIA

Criteri per un discernimento

occurred November 27, 2013 at 9.00 p.m. and organized by SODALIZIO PIO XII. Sala S. Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria, Pavia

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A Meeting of ISCA, in accordance with the State University of Siena,

on Common Sense and Ordinary Knowledge

THEMS

INTERNATIONAL CENTER FOR THEORETICAL MULTISCIPLINARY STUDIES

PRIN 2009 – REALISMO E ANTIREALISMO

CONVEGNO SU

EPISTEMOLOGIA DELLA CONOSCENZA ORDINARIA

(Epistemology of Ordinary Knowledge)

Percezioni, rappresentazioni, concetti, linguaggi, inferenze, ontologie

e senso comune

Il Convegno si propone di analizzare in modo multidisciplinare alcuni aspetti fondativi della conoscenza ordinaria al fine di unificarli per la formulazione di un’epistemologia della conoscenza ordinaria

LOCANDINA DEL CONVEGNO

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In cooperation with the FONDAZIONE LEPANTO

Monsignor ANTONIO LIVI, Dean Emeritus of the Pontifical Lateran University, spoke at the CONFERENCE on

LA DITTATURA DEL RELATIVISMO.

COME CONTINUARE LA RESISTENZA DOPO BENEDETTO XVI.

occurred June 25, 2013 in Rome at 6.30 p.m. Fondazione Lepanto’s Conference Room, Piazza Santa Balbina 8


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A MEETING OF ISCA AT PISTOIA (ITALY) ON AUGUSTO DEL NOCE

See A Video Reportage of the Meeting

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A MEETING OF ISCA AT RAPALLO (GENUA) ON

COMMON SENSE AND THE CRISIS OF SCIENTISM


Many scholars from Europe an America met in Rapallo (Genua) on Friday 20, July, 2012 for the presentation of a book on the philosophy of common sense as the unique way to avoid the self-denying system of scientism (Verità e certezza, by Lourdes Velázquez, edited by Antono Livi and published by Casa Editrice Leonardo da Vinci, Rome 2012).

Apart from the Author and the Editor, important contributions to the discussion had been offered by professor Evandro Agazzi (the most influent Italian epistemologist, Chairman of the Advisory Board of ISCA), and professor Angelo Campodonico (University of Genua).

Lourdes Velazquez hearing Antonio Livi (left) when he expounded in the ISCA Meeting the critical relevance of the philosophy of common sense in the debate aroud contemporary scientism

 

Professor Agazzi when expuonded the concept of “scientism” at Rapallo’s Meeting (July, 20, 2012)

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ANGELA DA FOLIGNO. LA GRANDE METAFISICA DELLA MISTICA

a Meeting at Foligno (Italy) on November, 2010

Grande partecipazione il sabato 20 novembre 2010 al convegno di studio su Angela da Foligno “La grande metafisica della mistica” organizzato dal Cenacolo beata Angela e dalla International Sensus Communis Association (ISCA) e svoltosi a Foligno presso il convento s. Francesco dei FMConv. nella sala “beata Angela” in occasione del VII centenario del transito della beata.

L’evento è iniziato con la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal S. E. R. mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno, in suffragio di Claudio Leonardi, studioso della mistica folignate, alla quale ha dedicato poco prima di morire (il 23 maggio scorso) il suo ultimo articolo su L’Osservatore Romano. Il Vescovo, sulla base delle letture del giorno, ha tenuto una toccante omelia nella quale ha affermato che, se in questa vita vediamo il volto di Cristo nel volto dei fratelli, dopo vedremo nel volto di Dio il volto dei fratelli e delle persone a noi care. Al termine della celebrazione mons. Mario Sensi ha letto il comunicato che la Congregazione delle Cause dei Santi a fatto pervenire alla diocesi di Foligno in occasione del convegno e che annuncia l’avvio del processo di canonizzazione della beata Angela, una notizia desiderata da molto e dai molti devoti, ancora commossi dalla profonda catechesi che Sua Santità Benedetto XVI ha tenuto il 13 Ottobre scorso all’udienza generale in piazza san Pietro proprio sulla Beata Angela da Foligno.

Il convegno si è svolto nella sala “Beata Angela”, dove il direttore del Cenacolo padre Domenico Alfonsi OFMConv. ha accolto e salutato le autorità ed i numerosi partecipanti. Al coordinatore del convegno il dott. Mario Mesolella, segretario generale della ISCA,  il compito di introdurre i lavori. Egli  ha affermato che «se il Liber di Angela nei secoli ha riscosso un così grande successo, è perché lo si legge con occhi realistici; perché in esso si racconta un’esperienza, un entusiasmante vissuto che potrebbe capitare a tutti in forme diverse, pertanto, se si desidera vivere le medesime vicende narrate nel Liber significa che dietro ad un’esperienza soggettiva (come quella di Angela da Foligno) vi è la traccia dell’esperienza universale  la metafisica è proprio la scienza che permette all’uomo di compiere questo passaggio con consapevolezza».

Il primo intervento della sessione mattutina,  dal titolo Conoscenza metafisica e conoscenza mistica di Dio: l’esperienza e l’insegnamento di Angela da Foligno, è stato quello di mons. Mario Pangallo (professore di Storia della Filosofia medioevale presso la Pontificia Università Gregoriana e Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi) il quale, con un’attenta lettura del Liber in lingua originale, ha mostrato la stupefacente correttezza metafisica dell’esposizione delle vicende angelane e ha evidenziato come l’esperienza mistica, se è autentica, presuppone, conserva e perfeziona la conoscenza naturale di Dio. Il prof. Roberto Di Ceglie (docente di Filosofia della religione alla Pontificia Università Lateranense) ha parlato di Ragione e rivelazione nel “Liber”. Riflessioni sulla natura della religione secondo l’opera di Angela da Foligno, definendo la Religione come relazione tra uomo e Dio che impegna tutte le componenti metafisiche di entrambe le “persone” con le relative differenze sostanziali.

La sessione pomeridiana si è aperta con l’atteso intervento  di mons. Antonio Livi (filosofo e docente di Logica aletica presso la Pontificia Università Lateranense), Esperienza, Rivelazione e teologia in Angela da Foligno. La conoscenza mistica come contemplazione dell’opera di Dio nella propria anima. Il prof. Livi, a partire dall’esperienza della beata Angela ha tracciato un quadro esaustivo sul rapporto ragione fede in rapporto alla contemplazione dei misteri rivelati. La prof.ssa Valentina Pelliccia (docente di Teologia natuale presso la Pontificia Università Lateranense) ha presentato una relazione dal titolo Cognoscere”, “cogitare”, “credere”: le tre vie della conoscenza che portano all’esperienza mistica. L’itinerario sapienziale di Angela da Foligno alla luce della logica aletica, proponendo un’attenta analisi aletica del Liber, dalla quale è emerso l’autentico motivo per il quale Angela da Foligno è Magista theologorum.

Al termine delle relazioni la signora Rita Del Vaso (Segretaria del cenacolo Beata Angela) ha presentato le attività del Cenacolo beata Angela e il dott. Mario Mesolella (Segretario generale dell’ISCA) ha presentato le attività della International Sensus Communis Association.

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